UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI
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Il nuovo anno, appena iniziato, si preannuncia foriero di radicali innovazioni per il sistema normativo italiano: per la parte che più direttamente riguarda le autonomie locali e l’ordinamento degli enti territoriali, il sistema è assoggettato in questo periodo a decisivi interventi che hanno il duplice scopo di esaltare le prerogative autonomistiche e ulteriormente coordinarle tra di loro e con il sistema della gestione statuale.

         Le Comunità Montane sono particolarmente interessate al vasto processo in corso, innanzitutto per i diretti effetti e per i significativi riverberi producibili dall’introduzione del federalismo, la nuova carta delle autonomie, le città metropolitane, Roma capitale, ecc., dovendosi inoltre tenerle ben presenti il fenomeno del progressivo disimpegno statale in ordine al finanziamento delle loro gestioni e l’importantissima acquisizione dell’esclusiva competenza legislativa regionale sulla loro esistenza e il loro ordinamento.

         Il processo e i cambiamenti registrano, inevitabilmente, incertezze, ritardi e periodi di involuzione, che alimentano puntualmente l’ansietà dei nostri amministratori  e delle nostre popolazioni, preoccupate per possibili effetti di blocco, rinuncia o rallentamento dei disegni e dei programmi di sviluppo finora coltivati.            

         Ma insieme alle preoccupazioni, è viva la speranza che le trasformazioni e i cambiamenti non incidano sui contenuti sostanziali di quel regime di sostegno giuridico ed economico che è diritto acquisito per i territori e per le popolazioni della montagna, pienamente avallato dalla Carta costituzionale.

         Solo  a questo noi fortemente teniamo e mai sarà possibile ad esso rinunciare, mentre i più vari avvicendamenti di formule organizzative e modalità di esercizio dei poteri non ci troveranno impreparati, ma sempre tenacemente impegnati alla più genuina collaborazione con tutti i livelli delle pubbliche amministrazioni.

 

                                                               Il Presidente

                                                                        (Dr. Ivano Pompei)

 

 

                              I SERVIZI GESTITI IN FORMA ASSOCIATA

                           NEL CONTESTO DELLA RIFORMA DELLE

                              COMUNITA’ MONTANE DEL LAZIO

 

A cura di Nicolò Piazza

 

PREMESSA

 

La questione Comunità Montane in questi ultimi anni si è complicata in un modo che è difficile da ricostruire.

Molti riconducono l’origine di tale dilemma alle illazioni di presunti sprechi lanciate dal libro, ormai famoso, “ La Casta “ senza che  sia stata dimostrata la fondatezza di tali accuse.

La questione è stata amplificata dalla convinzione a vari livelli istituzionali statali e regionali che la difficile condizione dei conti pubblici sia da attribuire alla complessa articolazione del sistema democratico e che perciò fosse sufficiente tagliare alcune istituzioni deboli politicamente per arrivare alla soluzione.

Sull’onda di valutazioni superficiali e non ragionate le Comunità Montane sono state indicate come Enti di secondo livello rispetto ai Comuni e alle Regioni e perciò stesso da sopprimere.

In assenza di un esame critico sull’origine dello attuale stato della finanza pubblica e sul ruolo delle Comunità Montane nello sviluppo di una vasta area del Paese se ne è decretata la cancellazione  o si è tentato di farlo.

A conferma dell’assenza di un esame obiettivo sulla funzione dell’istituto montano, si è portato avanti un tentativo che  contraddiceva quanto si andava affermando in tema di federalismo e di sistema democratico modellato a livello territoriale e mirato a rispondere alle specifiche esigenze dei cittadini.

In particolare si volevano cancellare  40 anni di vita e di esperienza delle Comunità Montane, il ruolo svolto  in territori  spesso dimenticati e il lavoro di integrazione posto in essere in ambiti dove una volta le stesse comunità contermini trovavano difficile colloquiare.

Non conoscendoli, non si è tenuto conto degli studi o programmi elaborati dalle Comunità Montane e dei progetti realizzati che hanno fatto emergere potenzialità umane e culturali inesplorate e la valorizzazione di ambiti territoriali sconosciuti o prodotti che sono diventati ricchezza per le comunità locali e  valore per l’economia nazionale.

Coloro che hanno tifato per la soppressione non potevano sapere che alcune di queste risorse non avrebbero mai visto la luce se non ci fossero state le Comunità Montane a promuoverle e che alcune realtà locali non avrebbero potuto valorizzare interi comprensori se non avessero trovato un modello istituzionale in grado di intervenire in modo unitario.

Al di là delle valutazioni di merito, è bene ricordare che la montagna occupa una grossa fetta del territorio nazionale e che, partendo dall’arco alpino, si estende per tutta la dorsale appenninica fino alla Sicilia e buona parte della Sardegna e che tale caratteristica è ripartita in modo proporzionale in ciascuna Regione.

E’ auspicabile che il dibattito sia servito a fare riflettere gli scettici e a far prendere atto che lo sviluppo  regionale passa in buona parte dalla capacità di amministrazione delle aree montane e che il ridimensionamento delle Comunità Montane può solo determinare impoverimento economico e sociale del Paese.----SEGUE--->

 

 

APPELLO DIGA DAY

 

                                                   SAPPIAMO CHE

 

  “Le risorse della montagna sono fondamentali, essenziali per la sopravvivenza di città e pianure .

 Senza l’acqua che scende dai rilievi le pianure smettono di essere fertili, e le aree metropolitane non si dissetano. (…) Senza il sole, il vento e le biomasse forestali delle montagne italiane non si raggiungerà la sostenibilità del fabbisogno energetico nazionale. (…) Senza i 10 milioni di ettari delle foreste montane non si potrà stoccare l’anidride carbonica prodotta a ritmo continuo dalle città”

E’ IMPORTANTE CHE

 

“Nell’Italia che si avvia a diventare federale i diritti dei territori montani e delle loro popolazioni a concorrere sussidiariamente al governo delle risorse naturali devono essere sanciti, riconosciuti e garantiti----SEGUE--->

 

 

 

                         

                   

 

 

 

                              VIVERE IN MONTAGNA  

                                       Indagine Conoscitiva

 

Nel 1998 l’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale,  diretto da Corrado Barberis, ha pubblicato un’interessante indagine che permette di trarre delle considerazioni di particolare importanza. Ispirandosi alla Legge n. 97 del 31 Gennaio 1994 riguardante le nuove disposizioni per le zone montane, il Sociologo afferma che “attraverso il trasferimento della residenza e delle attività economico-imprenditoriali di parte della popolazione da un Comune non montano ad un Comune montano, per un periodo di almeno dieci anni,  si determinerebbe per la finanza pubblica un considerevole risparmio oltre a permettere agli individui coinvolti di godere dei noti benefici che conseguono al vivere in ambiente montano”.--segue-->

             

 

           

 

 

                               

      

 

                                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                      

 

 

 

 

 

 

 

 


 
 
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