CIONONOSTANTE

 

la Manovra economica del Governo e la Carta delle Autonomie negano un reale e concreto sviluppo dei territori - specie nelle zone montane già deficitarie da un punto di vista orografico – negando di fatto i servizi essenziali alla sopravvivenza della comunità.

 

·          Le scuole stanno scomparendo: i nostri figli dove studieranno?

 

·          Le farmacie sono costrette a chiudere: i nostri anziani dove compreranno le medicine?

 

·          I trasporti locali sono ridotti: saremo tutti costretti ad avere mezzi privati?

 

·          Le nostre risorse sono saccheggiate: l’acqua è un business o è un bene di tutti?

 

·          La carenza della figura del Segretario Comunale, specie nei comuni di piccole dimensioni, sta gravemente compromettendo la funzionalità delle amministrazioni. Le sinergie devono essere attuate per migliorare non per regredire.

 

·          L’immediato azzeramento delle indennità per i presidenti e gli assessori delle comunità montane e delle unioni dei comuni di fatto non incide sotto il profilo economico per le finanze delle Stato ma incide sulla morale e sulla dignità di tantissimi amministratori locali onesti, competenti appassionati che sono disseminati sui territori montani e non solo di tutta la nostra nazione

 

 

 

La Manovra economica del Governo (DDL di conversione del DL n. 78/2010 - Atto S. 2228) prevede, tra l’altro: art. 5, comma 7 (azzeramento indennità e di altri emolumenti in qualsiasi forma percepiti per gli amministratori di Comunità montane e Unioni di Comuni); art. 14, comma 1 (taglio di trasferimenti erariali ordinari a carico dei Comuni, che colpisce in particolare la tenuta complessiva dei bilanci e l’erogazione dei servizi per quelli di minore dimensione e ubicati in area montana); art. 14, commi da 25 a 29 (esercizio obbligatorio associato delle funzioni fondamentali comunali ex legge n. 42/2009 su federalismo fiscale, attraverso convenzione o Unione, per Comuni fino a 5.000 abitanti e che tali funzioni sono obbligatoriamente esercitate in forma associata da parte dei Comuni, appartenenti o già appartenuti a Comunità montane, con popolazione stabilita dalla legge regionale e comunque inferiore a 3.000 abitanti); comma 32 (disposizione sulle partecipate comunali per Comuni fino a 30.000 abitanti con obbligo di liquidazione di società già costituite o di cessione delle partecipazioni entro il 31-12-2010; art. 15, comma 6 (canone aggiuntivo sulle concessione idroelettriche a favore dello Stato).

 

 

 

PRESO ATTO CHE

 

·          L’Uncem Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani,  ha chiesto più volte un confronto con il Governo che è stato ripetutamente rinviato a data da definire.

 

·          Siamo lontani da quella “costruzione partecipata dal basso della libertà e della giustizia sociale” di cui parlava Aldo Moro alla Costituente!

 

·          Siamo lontani da quell’idea di centralità della politica, nella quale è la democrazia che governa la società.

 

·          Sta evaporando la dignità dell’esercizio di ogni attività di pubblico interesse.

 

 

NOI CONTINUEREMO

 

La nostra azione di amministratori locali perché NOI siamo legati ai NOSTRI territori, alla NOSTRA gente, alle LORO esigenze di un futuro concreto.

 

A lottare per la tutela delle NOSTRE risorse e del diritto dei territori di compartecipare alle stesse e di investire su queste per lo sviluppo socioeconomico.

 

 

 

 

PER QUESTO CHIEDIAMO

 

 

·          di dare immediato seguito ai provvedimenti per l’istituzione del registro nazionale dei serbatoi di carbonio agro-forestali avviando i necessari progetti di sperimentazione sulla gestione forestale atti a produrre crediti di carbonio;

 

·          di assicurare la piena compartecipazione degli enti locali montani al raggiungimento degli obiettivi europei in materia energetica realizzando un’attenta analisi della capacità produttiva delle zone di montagna in materia di risorse rinnovabili (microidroelettrico, grande idroelettrico, eolico, biomassa, solare) con previsioni di ritorni economici ai territori;

 

·          di affrontare il tema del rinnovo delle concessioni idroelettriche (in scadenza al 31-12-2010) attuando una governance che restituisca protagonismo ai territori che detengono la risorsa e garantisca la presenza di capitali disponibili agli investimenti di start up, anche alla luce della richiamata riforma delle Comunità montane realizzata nelle Regioni;

 

·         di evitare che sul territorio, specie nelle zone che da un punto di vista orografico soffrono già di handicap strutturali, vengano a mancare servizi essenziali alla sopravvivenza della comunità, quali ad esempio scuole; esercizi sanitari; trasporti locali; agricoltura.

 

·          di istituire e regolare i “patti per lo sviluppo tra aree urbane/metropolitane e aree montane/rurali” affinché, attraverso il reciproco riconoscimento del ruolo che entrambe svolgono, siano programmati interventi e investimenti finalizzati a migliorare la qualità della vita e dell’ambiente per i cittadini;

 

 

Non possiamo assistere in silenzio alla mortificazione dei nostri territori, dei nostri amministratori e della nostra gente.

 

Non possiamo vanificare i frutti che decenni di buongoverno degli enti locali hanno prodotto.

 

Nella mobilitazione del 23 giugno, nell’appello che abbiamo  portato al Presidente della Repubblica, nelle assemblee del “diga day” del 26 giugno ,la manifestazione che si è tenuta a  Sondrio, è stato il grido di orgoglio di una montagna che nell'era del federalismo annunciato viene spogliata dei servizi essenziali, svuotata dagli esercizi statali e impedita a partecipare dei frutti delle proprie risorse.

Questa volta ci faremo sentire. Questa volta dovranno ascoltarci e di essere aiutati perchè le nostre richieste siano accolte