ANALISI DELL’INDAGINE CONOSCITIVA
Come
stabilito dalla legge istitutiva n. 1102 del 1971 e confermato dalle
successive,
Pertanto
la funzione delle Comunità Montane va misurata in base al livello di attuazione
del compito di sussidiarietà raggiunto tenendo conto dei progetti di sviluppo
attuati e la valenza degli interventi .
La
ricerca affidata all’UNCEM LAZIO scaturisce da tale esigenza e intende
verificare fino a che punto una tale performance risulta assolta e se la gestione
associata dei servizi da parte delle Comunità laziali ha raggiunto un livello
di efficacia adeguato alle necessità delle aree montane.
Risulta
perciò importante individuare i punti di forza che oggi fanno ritenere
indispensabile il ruolo delle Comunità Montane laziali senza trascurare un
esame anche critico dei compiti svolti fino ad oggi.
La
ricerca è stata avviata con l’invio a tutti gli Enti montani della Regione di
un apposita SCHEDA CONOSCITIVA in cui
veniva richiesto di evidenziare:
a) la spesa accertata nel bilancio di
competenza 2009 dei servizi gestiti in
forma associata;
b) la percentuale di contribuzione a
carico di ciascuna Comunità Montana ;
c) il grado di successo raggiunto nella gestione
associata di ciascun servizio.
Le
Comunità hanno fatto pervenire le notizie richieste e la lettura dei dati è
stata verificata attraverso una indagine diretta con i funzionari che avevano
provveduto alla compilazione e un esame critico circa il valore attribuito al
grado di soddisfazione registrato dall’esercizio associato del singolo servizio.
Una
analisi approfondita è stata riservata all’esame dei dati relativi ai servizi
associati in cui la quota di partecipazione delle Comunità è solo parziale come
sarà specificato in seguito.
Dall’analisi
di carattere generale delle notizie trasmesse è scaturito un primo elemento
interessante per cui solo le Comunità XVI-XX-XXII non gestiscono servizi in modo associato.
L
’esame delle schede relative alle restanti 19 Comunità evidenzia un variegato
numero e genere di servizi associati in capo a ciascuna realtà montana.
Alcuni
servizi sono presenti in quasi tutte le Comunità mentre altri nella loro unicità rappresentano delle vere e
proprie particolarità e il tentativo di percorrere nuove strade e di sopperire
ad esigenze trascurate da altre istituzioni.
La
media generale dei servizi gestiti in
forma associata si attesta intorno a cinque interventi per Comunità con punte
di 14 per le Comunità XIV Aniene e XV Valle Liri
mentre la media è abbassata dalle Comunità XII M. Ernici
e XXI M.Lepini e Musoni che gestiscono in forma
associata un solo servizio. Altro dato che merita una attenta riflessione circa
la ricaduta negativa che può subire il territorio montano in caso di taglio di
risorse , è la constatazione che la gestione dei servizi associati grava quasi
per intero sul bilancio delle Comunità Montane e che sono pochi i casi in cui gli enti locali o altri Enti partecipano al
finanziamento e che nei casi in cui ciò si verifica la contribuzione risulta di
circa il 10% rispetto al totale dei servizi erogati.
La
spesa sostenuta dalle Comunità
Montane per i servizi erogati nel
L’onere
finanziario sopra evidenziato, allo
scopo di fornire un dato unitario, include anche
l’importo di € 637.463,00 relativo agli stessi servizi solo in parte a carico delle Comunità come evidenziato di
seguito nella seconda scheda.
L’esame
dei sevizi gestiti in modo associato dimostra che le attività maggiormente
presenti sono i servizi di protezione
civile seguiti dai servizi Culturali,Biblioteche e Musei, sociali, ambientali,manutenzione
stradale,informatici, opere pubbliche intercomunali,smaltimento rifiuti e
antincendio boschivo.
Invece
le attività innovative che rappresentano esperienze uniche di ciascuna realtà
montana sono individuabili nel trasporto disabili,politiche giovanili,gestione
canile intercomunale,formazione professionale,educazione ambientale, piano
assetto forestale ecc..
In
termini di volume di spesa sempre relativo al bilancio 2009, il servizio per le attività culturali
turistiche ed artigianali registra il maggior impegno di spesa pari ad € 3.173.591,00 ,seguito dalla gestione appalti ed oo.pp. di interesse comprensoriale per € 2.759.600,00,
dalla programmazione dello sviluppo e assetto del territorio, dai sevizi sociali ecc come da riepilogo
riportato nella prima scheda.
In
merito al grado di successo registrato dalla gestione associata dei servizi, il valore di successo alto è stato
evidenziato in oltre il 70% dei casi, mentre il grado medio registra una
percentuale del 25% e il valore basso non raggiunge il 5%.
Il
quadro complessivo dei dati illustrati dimostra in modo inequivocabile,
malgrado i tagli operati a livello statale a partire dal 2008, l’impegno e il
livello di maturità raggiunto dalle
Comunità Montane nel perseguire le finalità affidate dal legislatore.
In
particolare l’entità degli interventi è tale che il venire meno di un tale
apporto può condannare il territorio montano ad una regressione incolmabile.
Inoltre
la variegata articolazione dei servizi
gestiti in modo unitario dimostra che l’organizzazione delle Comunità Montane
ha raggiunto un livello di esperienza in grado di massimizzare la qualità dei
risultati e di rispondere in pieno alle
esigenze delle realtà locali che le compongono.
SERVIZI ASSOCIATI A TOTALE COPERTURA DELLE
C.M.
|
Servizi
Gestiti |
n. c.m. |
Spesa competenza accertata bilancio 2009 |
|
|
|
|
|
1111111 1. Acquedotto |
|
|
|
2. Anagrafe |
|
|
|
3.
Attività produttive e commerciali |
4 |
222.079,00 |
|
4.
Contrattazione decentrata |
1 |
49.936,00 |
|
5. Difensore
civico |
1 |
|
|
6.
Gestione appalti di servizi, forniture ed opere pubbliche di interesse congiunto |
4 |
2.759.600,00 |
|
7.
Gestione dei servizi catastali |
5 |
108.211,00 |
|
8.
Manutenzione stradale |
5 |
85.312,00 |
|
9. Mensa
scolastica |
|
|
|
10.
Nettezza urbana e smaltimento rifiuti |
3 |
111.000,00 |
|
11. Nucleo di valutazione controllo gestione |
1 |
12.600,00 |
|
12. Polizia
municipale |
2 |
10.000,00 |
|
13.
Progettazione e gestione di servizi informatici standardizzati ed in rete |
4 |
527.849,00 |
|
14.
Programmazione dello sviluppo e dell’assetto del territorio |
4 |
1.440.620,00 |
|
15.
Randagismo |
|
|
|
16.
Retribuzione formazione ed aggiornamento del personale |
|
|
|
17. RSU |
1 |
269.568,00 |
|
18.
Segreteria comunale |
2 |
11.000,00 |
|
19. Servizi
ambientali |
4 |
326.357,00 |
|
20. Servizi
cimiteriali |
|
|
|
21.
Servizi culturali, biblioteca |
4 |
287.571,00 |
|
22. Servizi
demografici |
1 |
25.000,00 |
|
23. Servizi
di depurazione |
|
|
|
24. Servizi
sociali |
8 |
943.270,00 |
|
25.
Servizio di illuminazione pubblica |
1 |
25.000,00 |
|
26.
Sicurezza del lavoro e della protezione civile |
12 |
401.425,00 |
|
27.
Sportello integrato per i cittadini |
2 |
55.252,00 |
|
28.
Sportello unico per le attività produttive |
1 |
24.500,00 |
|
29.
Sviluppo attività culturali, turistiche ed artigianali |
7 |
3.173.591,00 |
|
30.
Trasporto locale e scolastico |
1 |
10.000,00 |
|
31. Uffici
di ragioneria |
2 |
149.823,00 |
|
32. Uffici
legali e tributi |
1 |
32.000,00 |
|
33. Ufficio
tecnico |
4 |
237.814,00 |
|
34. URP |
|
|
|
35. Formazione prof.le
per operatori pubblici e privati |
1 |
22.499,00 |
|
Gestione Museo |
2 |
112.070,00 |
|
Interv.A.I.B. |
5 |
114.646,00 |
|
Trasporto dis. |
1 |
30.000,00 |
|
Gestione
canile inter.le |
1 |
5.000,00 |
|
Attività
sportiva e ricreat |
1 |
24.996,00 |
|
Sviluppo agric |
1 |
138.449,00 |
|
Piano neve |
1 |
1.440 ,00 |
|
Sistema
fieristico |
1 |
52.605,00 |
|
Patrim forestale |
1 |
10.101,00 |
|
Educ amb.le ed agroal |
1 |
27.691,00 |
|
Polica per I
giovani e occup.ne |
1 |
32.732,00 |
TOTALE
€ 11.871.607,00
SERVIZI ASSOCIATI A PARZIALE COPERTURA DELLE C.M.
|
Servizi
Gestiti |
C.M. |
Spesa bilancio |
Quota % a
carico C. M. |
|
Attività produttive,
commerciali e fiere |
XI |
52.605,00 |
83.34 % |
|
Difensore civico |
XI |
32.936,00 |
61,54% |
|
Gestione appalti di servizi,
forniture ed opere pubbliche di
interesse congiunto |
XVII^ |
234.500,00 |
20% |
|
Manutenzione stradale |
XVII^ |
150.000,00 |
10% |
|
Nettezza urbana e smaltimento
rifiuti |
I^ |
22.275,00 |
75% |
|
Nucleo di valutazione |
V^ |
14.000,00 |
29% |
|
Polizia municipale |
|
|
|
|
Progettazione e gestione di
servizi informatici standardizzati ed in rete |
VII |
140.000,00 |
70% |
|
Servizi culturali, biblioteca |
XVII |
527.500,00 |
20% |
|
Servizi demografici |
II^ |
31.400,00 |
85% |
|
Servizi sociali |
IV^ V^ VIII^ |
392.181,00 192.000,00 15.051,00
|
5.61% 42 % 70% |
|
Sicurezza del lavoro e della
protezione civile |
V^ XVII^ |
62.000,00 72.958,00 50.000,00 |
50% 23,08 % 20% |
|
Uffici di ragioneria |
VIII^ |
52.928,00 |
80% |
|
Uffici legali e tributi |
VIII^ |
40.000,00 |
80% |
|
Ufficio tecnico |
V^ |
32.500,00 |
30% |
|
Gestione museo |
II^ |
16.000,00 |
90% |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Quota a carico dei Comuni e altri Enti € 1.493.371,00 -- €
Dal
riepilogo che precede e dal raffronto dei rispettivi oneri risulta che i servizi associati a carico degli enti
fruitori rappresentano una percentuale non elevata anche se confermano la capacità di collaborazione e di
integrazione tra gli enti locali e le stesse Comunità Montane.
Inoltre,i
dati acquisiti rafforzano il ruolo delle Comunità Montane rispetto agli stessi
Enti Locali in quanto anche in questi casi le Comunità assumono il ruolo di
coordinamento e di gestione del servizio e iscrivono nel loro bilancio l’intera spesa.
L’importo complessivo dei servizi
consorziati e partecipati si attesta su € 2.130.834,00 mentre in rapporto alle
singole percentuali la quota a carico delle Comunità Montane è di € 637.463,00 e degli Enti
compartecipanti di € 1.493.371,00.
Se
si somma il dato complessivo della prima scheda che comprende la spesa a carico
delle Comunità con quello della quota
parte a carico degli Enti che partecipano al finanziamento il valore complessivo dei servizi gestiti in forma associata raggiunge
il totale di € 13.364.978,00 ( € 11.871.607,00 + € 1.493.371,00)
Anche
per i servizi finanziati per quota parte , come già osservato per i dati della
prima scheda, si conferma il dato che la collaborazione è più marcata per i
servizi sociali e la protezione civile mentre un valore elevato raggiungono i
servizi per la cultura seguiti da quelli innovativi dei servizi informatici in
rete.
Un
esame critico dei dati evidenziati, fa ritenere che non sempre le risorse umane
e strumentali siano state utilizzate al massimo e in particolare non risultano
attivate partnerschip con le istituzioni della
informazione, della finanza e della produzione, salvo i casi di interventi per
la realizzazione di servizi informatici di rete.
Questo
può avere determinato una inadeguata circolazione dei temi dello sviluppo
avviati dalle Comunità Montane e creato
un vuoto di rappresentanza che può essere all’origine delle attuali difficoltà.
Nel
nostro territorio, tenuto conto della forte attrazione esercitata dalla
Capitale,le aree montane sono le sole
che possono arginare il monopolio della grande distribuzione e fare emergere il
diritto alla sopravvivenza di quanti sono presenti con i loro prodotti nelle
aree rurali insieme a tutte le altre organizzazioni sussidiarie di
rilevanza sociale.
LO
SVILUPPO DEL TERRITORIO MONTANO NEL LAZIO
L’incidenza
dei territori montani sugli equilibri
socio economici di tutta
Il 54% dei circa 5 milioni e mezzo degli
abitanti della Regione è concentrato a Roma, la percentuale sale al 73 se
consideriamo anche il territorio della sua Provincia mentre il territorio è per
il 20% pianeggiate, 54% collinare e per
il 26% montano.
Circa un cittadino laziale su 5 risiede
in un territorio montano e le 22 Comunità Montane raccolgono 246 comuni dei
quali circa il 70 % ha una popolazione inferiore a 3000 abitanti e se si tiene conto che
Una
visione realistica e scevra da pregiudizi della condizione della montagna impone
scelte adeguate alle difficoltà di un territorio costituito in massima parte da
piccole comunità che rimangono attaccate a luoghi di origine più per un atavico
senso di radicamento che per i vantaggi di carattere economico e sociale che ne
possono ricavare.
La
riduzione o la scomparsa degli attuali interventi coordinati e programmati in
termini comprensoriali aggraverebbe i
costi di gestione a carico di ciascuna realtà locale in modo cosi pesante da
renderli insostenibili e condannare le popolazioni al depauperamento o
all’abbandono dei territori.
Alla luce di una tale realtà, anche nel Lazio
la politica della montagna non può ridursi a semplice assistenzialismo o ad
interventi episodici senza una visione d’insieme e senza la partecipazione
delle popolazioni interessate.
Il
territorio montano laziale col suo patrimonio di tradizioni,di prodotti tipici
e naturali costituisce una ricchezza che non può essere abbandonata senza
creare sconvolgimenti sociali, economici ed idrogeologici anche in capo ai
tanti cittadini che risiedono nelle aree di pianura.
Occorrono interventi finanziari in grado
di programmare progetti di sviluppo
turistico mirati ad incrementare il contatto con la natura, le produzioni autoctone artigianali,
la salvaguardia delle bellezze naturali attraverso la difesa del suolo,la
forestazione, la prevenzione degli incendi boschivi e politiche verso i giovani
mirate ad incrementarne le capacità imprenditoriali compresa la produzione di energia
da fonti rinnovabili.
La
montagna deve essere considerata come un sistema unitario e coerente in grado
di produrre sviluppo economico attraverso una adeguata veicolazione
dei suoi valori ambientali e culturali e della specificità territoriale.
La
stessa agricoltura e la forestazione per la ricchezza del patrimonio presente
nella nostra Regione devono essere inserite nei piani di intervento comunitario
intesi a favorire le produzioni artigianali.
Pertanto
lo sviluppo delle aree montane può bilanciare la forte attrazione della
Capitale solo se si mantiene vivo lo spirito di appartenenza, di integrazione
delle popolazioni e di partecipazione
attiva allo studio e alla soluzione dei problemi del territorio.
Solo
attraverso un tale processo di riequilibrio economico e partecipativo la
montagna potrà contribuire ad arricchire
il federalismo istituzionale o fiscale mentre facili scorciatoie di
semplificazione istituzionale possono produrre la scomparsa di energie
intellettuali e potenzialità economiche in grado di condizionare la crescita
dell’economia regionale.
. IL QUADRO GIURIDICO DELLE
COMUNITA’ MONTANE NEL LAZIO
La legge finanziaria 2008 n. 244 del
Infatti l’art. 2 della legge , oltre a
prevedere al comma 17 che le Regioni entro il 30.6.08 prorogato al 30.9.08 avrebbero
dovuto provvedere al riordino delle Comunità Montane in modo da
ridurre a regime la spesa corrente per il
funzionamento delle stesse per un importo pari almeno ad un terzo della quota
del fondo ordinario assegnato nel 2007, al comma
-riduzione del numero complessivo delle
C.M. sulla base di indicatori fisico-
geografici,demografici
e socio economici;
-riduzione del numero dei componenti
degli organi rappresentativi;
-riduzione
delle indennità spettanti ai componenti.
Secondo quanto prescritto dal c. 20 dell’art. 2 della legge 244 la mancata
attuazione delle disposizioni di cui al comma 17 entro il termine ivi previsto, avrebbe prodotto i
seguenti effetti:
a) cessazione di appartenere alle comunità montane dei comuni
capoluogo di provincia, comuni costieri e quelli con popolazione superiore a
20.000 abitanti;
b) soppressione
delle comunità montane nelle quali
più della metà dei comuni non sono situati per almeno l'80 % della loro superficie
al disopra di
c) soppressione delle comunità montane che, anche in conseguenza di quanto disposto nella
lettera a),risultano costituite da meno di cinque comuni, fatti salvi i
casi in cui per la conformazione e le caratteristiche del territorio non sia
possibile procedere alla costituzione delle stesse con almeno cinque comuni,
fermi restando gli obiettivi di risparmio;
d) composizione
degli organi consiliari in modo da garantire la presenza delle
minoranze, fermo restando che ciascun comune non può indicare più di un membro.
A tal fine la base elettiva è costituita dall'assemblea di tutti i consiglieri
dei comuni, che elegge i componenti dell'organo consiliare con voto limitato.
Gli organi esecutivi sono composti al massimo da un terzo dei componenti l'organo
consiliare.
Non
avendo
Sulla
base delle valutazioni condotte dall’EIM (Ente
Italiano Montagna) , l’applicazione dei criteri previsti dalla legge avrebbe
determinato la riduzione delle Comunità del Lazio da
La
successiva legge regionale n. 20 del
2.12.2008 , mentre ha fissato il numero
massimo in 14 , ha previsto che le nuove C.M. dovessero essere composte da un
territorio montano per oltre il 50% della superficie totale e da popolazione
montana superiore al 50% per ciascuna e da almeno cinque Comuni.
Il Governo, nella considerazione che
tali criteri fossero in contrasto con
i principi fondamentali fissati dalla legge 244 perchè rendevano di fatto indeterminabile il risparmio di spesa e il
mantenimento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato come richiesto dal c.
22 dell’art. 2 della legge, ha
impugnato la legge regionale dinanzi alla Corte Costituzionale il 10 2. 2009 perché in contrasto con l’art.
117 c. 3 della Costituzione trattandosi di materia concorrente relativa al“coordinamento
della finanza pubblica”.
Il
balletto dei numeri e della scomposizione delle Comunità aveva nel frattempo
registrato un nuovo intervento
introdotto dal c. 6 bis dell’art. 76 del D.L. 112 del 25.6. 2008 convertito con
legge 133 del 6 agosto.
Infatti,
detta legge, oltre ad aver ridotto i trasferimenti erariali alle Comunità di 30
milioni per gli anni 2009,2010 e
Dalle proiezioni dell’EIM le Comunità
del Lazio con una altitudine media
inferiore a 750 s.l.m.,e quindi destinati ad essere esclusi dal
finanziamento statale sarebbero state16
e precisamente :
I Alta
Tuscia,
II Dei Cimini,
III Monti
della Tolfa,
IV Della Sabina,
IX
Monti Sabini-Tiburtini,
XI
Castelli Romani,
XII
Monti Ernici,
XIII
Monti Lepini
Ausoni,
XIX
Arco degliAurunci,
XV
Valle del Liri,
XVI
Monti Ausoni,
XVII Monti Aurunci,
XVIII Dei Monti Lepini
area romana,
XX Monti
Sabini,
XXI Monti Lepini Ausoni e Valliva,
XXII
Monti Aurunci e Ausoni
Al
di là di questi precedenti, il quadro giuridico doveva registrare una svolta
fondamentale con la sentenza della Corte
Costituzionale n. 237 del 2009, la quale nel giudizio di legittimità costituzionale
dell'art. 2, commi 17, 18, 19, 20, 21 e 22, della legge 24 dicembre 2007, n.
244 , ha confermato che le Comunità
Montane ai sensi dell’art. 4 della legge 1102/71 sono enti autonomi quale
proiezione dei Comuni che fanno parte di un territorio omogeneo anche ai sensi
dell’art. 27 del T.U. 267/2000
sull’ordinamento degli Enti Locali e ha dichiarato
l'illegittimità costituzionale dei commi 20,
21 ultimo periodo e 22 dell’art. 2 della suddetta legge n. 244 del 2007
e non fondate le questioni di legittimità costituzionale dei commi 17 e 18,
promosse dalla Regione Toscana e dalla Regione Veneto, in riferimento, nel
complesso, agli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione.
La
sentenza ,oltre a porre in evidenza l’autonomia di tali enti dalla Regione e
dai Comuni che ne fanno parte come dimostra la potestà statutaria e
regolamentare confermata dall’art. 4 c. 5 della legge 131/2003, dichiara che “la disciplina delle Comunità
Montane rientra nelle competenze legislativa residuale delle Regioni ai sensi
dell’art. 117-4 c. del Titolo V della Costituzione” per cui lo Stato non può
disporne la soppressione.
Nel
Lazio, alla luce di una pronuncia cosi importante che ha cancellato ogni
tentativo di decapitazione dell’Istituto, rimane comunque da definire il
riordino delle Comunità Montane tenendo conto delle prescrizioni dei commi 17 e 18 dell’art. 2 della legge 244
del 2007 e la loro compatibilità con i criteri della legge regionale n. 20 del 2008 compresa la riduzione degli
organi e dei costi già prevista dalla stessa legge .
Le
modalità di revisione della composizione delle stesse Comunità e una
riconsiderazione delle stesse funzioni non può prescindere dalla normativa
regionale vigente e in particolare dagli artt. 8 e 9 della legge regionale n. 9
del 1999.
Certamente
un tale riordino deve fare i conti con quanto disposto dall’art. 2 c. 187 della
legge 191/2009 (fin. 2010) che elimina ogni forma di finanziamento statale alle
Comunità Montane e assegna ai Comuni in cui almeno il 75% del territorio si
trovi al di sopra dei
E’
da prevedere che anche questa decisione verrà osservata dalla Suprema Corte,tenuto
conto che lascia scoperti impegni assunti dalle Comunità per il pagamento di
mutui ancora in ammortamento coperti dal contributo statale assegnato col
citato D.L.vo 504/92.
Una
tale previsione appare possibile alla luce di quanto
In
un quadro normativo così confuso, occorre mettere in conto la
forte riduzione dei finanziamenti già a partire dal 2010 anche se
Sulla
scia delle proposte formulate dall’UNCEM e tenendo conto della normativa
regionale vigente e in particolare della legge regionale n. 9/99, rimane da verificare le competenze da
riconoscere in capo alle nuove Comunità evitando commistioni di ruoli sulla
base dei fondi che effettivamente
verranno assegnati.
Dai
dati emersi nella presente indagine alle Comunità vanno attribuiti certamente
le funzioni di coordinamento dei servizi
sociali,promozione turistico-culturale e artigianale,oo.pp. di interesse comprensoriale,sistemazione idrogeologica, assetto del territorio,protezione civile,riassetto
patrimonio boschivo,valorizzazione dei prodotti tipici e attività
imprenditoriali connesse.
Il quadro normativo sopra specificato va
inoltre confrontato con le novità
introdotte dall’art. 14 c. 28,29 e 30 della
legge 122 del luglio 2010 che ha
fissato per i comuni fino a 5.000 abitanti l’obbligo dell’esercizio in forma
associata
, attraverso convenzione o unione,con i
seguenti principi :
- le funzioni fondamentali, previste
dall'articolo 21, comma 3, della citata legge n.
42 del 2009;
- di non svolgere singolarmente le
funzioni fondamentali svolte in forma
associata
e di non svolgerla in più di una forma associativa;
- la regione, nelle materie di cui all'articolo
117, commi terzo e quarto, della
Costituzione,
individua con propria legge, previa concertazione con i comuni
interessati nell'ambito del Consiglio delle
autonomie locali, la dimensione
territoriale ottimale e omogenea per area
geografica per lo svolgimento, in forma
obbligatoriamente associata da parte dei
comuni con dimensione territoriale
inferiore a quella ottimale, delle funzioni
fondamentali di cui all'articolo 21, comma
3, della legge 5 maggio 2009, n. 42, secondo
i principi di economicità, di efficienza
e di riduzione
delle spese ;
L’art. 21 c. 3 Legge 42 del 2009 considera fondamentali provvisoriamente le
seguenti
funzioni e servizi:
a) funzioni generali di
amministrazione, di gestione e di controllo, nella misura
complessiva del 70 per cento delle spese
come certificate dall’ultimo conto del
bilancio disponibile alla data di entrata in
vigore della presente legge;
b)funzioni di polizia
locale;
c) funzioni di
istruzione pubblica, ivi compresi i servizi per gli asili nido e quelli di
assistenza scolastica e refezione, nonché
l’edilizia scolastica;
d) funzioni nel
campo della viabilità e dei trasporti;
e) funzioni riguardanti
la gestione del territorio e dell’ambiente, fatta eccezione per il
servizio di edilizia residenziale pubblica e
locale e piani di edilizia nonché per il
servizio idrico integrato;
f) funzioni del
settore sociale